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Archive for aprile 2010

GRANDI EVENTI CAMPIDOGLIO, A.A.A. OPPOSIZIONE CERCASI

22 aprile 2010 Lascia un commento

Quanto è emerso dall’inchiesta pubblicata da La Repubblica sugli affidamenti dei grandi eventi gestiti dallo staff del Sindaco di Roma se da una parte getta un’ombra inquientante sulle modalità di applicazione delle procedure amministrative da parte della nuova amministrazione, su cui auspichiamo un immediato intervento delle autorità competenti per accertare tutte le eventuali responsabilità, dall’altra, però, dimostra in maniera inequivocabile che in Campidoglio manchi un’opposizione vera, degna di questo nome.

 Le dichiarazioni di autorevoli esponenti dell’opposizione capitolina, riportate oggi dagli organi di stampa, sono purtroppo tardive.

Non è tollerabile che tali situazioni siano potute sfuggire all’attenzione dell’opposizione capitolina che esiste anche per verificare, nell’interesse di tutti i cittadini, il rispetto della legalità e della trasparenza.

L’impressione, come dimostra anche la mancata approvazione del bilancio e lo svuotamento del ruolo dei municipi, è che tale opposizione, in Campidoglio, sia inesistente. 

Municipio XVII, Barbera (Prc): “Basta speculazioni sui box auto”

17 aprile 2010 Lascia un commento
da L’UNICO – quotidiano indipendente di Romavenerdì 16 aprile 2010
“Basta con la speculazione sui box auto privati realizzati nel sottosuolo pubblico e con coloro che nell’ambito dell’amministrazione pubblica continuano a favorire interessi che non sempre appaiono trasparenti. Sarebbe gravissimo e ingiustificabile che il Comune di Roma permettesse alla società che ha  realizzato il parcheggio privato nel sottosuolo di Via Oslavia, inaugurato dopo oltre dieci anni di vertenze giudiziarie, di derogare al vincolo di pertinenzialità  per accogliere le richieste della società costruttrice che non riesce a collocare tra i residenti della zona, al prezzo stratosferico di circa 90 mila euro per box,  tutti i 297 posti auto che sono stati realizzati. Insomma, invece di favorire una riduzione dei prezzi di questi box auto, visto che non hanno nessuna relazione con i costi di realizzazione e che tali parcheggi vengono realizzati su aree comunali senza uno straccio di bando pubblico, anche in deroga agli strumenti urbanistici, si interviene con un provvedimento amministrativo che, in deroga alla normativa vigente, amplia la platea dei possibili acquirenti e permette, nei fatti,  alla società costruttrice di poter mantenere per i suddetti box prezzi da capogiro”.
E’ quanto dichiara  Giovanni Barbera, rappresentante del Prc – Federazione della Sinistra e presidente del Consiglio del XVII Municipio. 
“Vogliamo sapere  dall’Assessore alla Mobilità del Comune di Roma – continua Barbera – se è a conoscenza della richiesta di parere che il suo dipartimento ha inviato al Municipio XVII in merito a tale questione e come intende giustificare la suddetta richiesta che rischia, purtroppo, ancora una volta, di favorire impropriamente i soliti noti a discapito della città di Roma” .

MUNICIPIO XVII, BARBERA (PRC): ENNESIMA PROVOCAZIONE A SEDE PDCI

13 aprile 2010 Lascia un commento

 (OMNIROMA) Roma, 10 apr – «Ancora atti provocatori e ingiuriosi da parte di ignoti fanatici nazifascisti che si sono divertiti anche la scorsa notte, come purtroppo spesso ormai succede negli ultimi mesi, nell’indifferenza più totale delle autorità competenti, ad imbrattare la sede del Pdci di Piazzale degli Eroi con l’ennesima svastica, disegnata sulla saracinesca della suddetta sezione, e altre scritte ingiuriose. Ricordiamo che solo poche settimane fa tale sezione è stata anche oggetto di un attentato incendiario che per fortuna non ha creato danni a persone e cose, considerate anche le abitazioni adiacenti. Ciò a dimostrazione del fatto che non ci troviamo di fronte a ‘bravatè di qualche giovane un pò troppo esuberante».

 È quanto dichiara in una nota Giovanni Barbera, rappresentante del Prc – Federazione della Sinistra e presidente del consiglio del XVII Municipio.

 «Non mi meraviglio – continua Barbera – che alcuni poveri idioti, che rischiano però di essere anche tragicamente pericolosi per i nostri militanti e per altri cittadini, continuino imperterriti a porre in atto azioni di tale natura visto il clima che si respira nel Paese e nella nostra città». red 101543 apr 10

MUNICIPIO VII, BARBERA (PRC): “CONTRARI A QUOZIENTE FAMILIARE”

8 aprile 2010 Lascia un commento

da L’Unico

 “Purtroppo i consiglieri del Pdl hanno ancora difficoltà con la “geografia politica” e continuano a confondere il centrosinistra con la sinistra. Fino a prova contraria, e anche per fortuna, nel Consiglio del XVII Municipio la Sinistra è rappresentata dal sottoscritto, appartenente al Prc- Federazione della Sinistra, e dal consigliere di Sinistra e Libertà. Proprio perchè tale differenza non è una questione formale ma una questione sostanziale, oggi ci siamo astenuti su un documento di indirizzo politico riguardante il welfare locale in quanto, oltre a molte richieste da noi condivise e sostenute, si proponeva anche l’applicazione del quoziente familiare alla Giunta del Comune di Roma, indicandola come la panacea di tutti i problemi riguardanti il grave peggioramento delle condizioni di vita delle famiglie romane in questi ultimi anni”.

 E’ quanto dichiara Giovanni Barbera, rappresentante del Prc – Federazione della Sinistra e presidente del Consiglio del XVII Municipio.

“In realtà – continua Barbera – tale meccanismo, tanto amato dall’Udc e dal Pdl, non sarebbe utile per proteggere le famiglie a basso reddito in quanto attenuando la progressività del sistema impositivo favorirebbe solamente i redditi medio-alti, rappresenterebbe un incentivo al familismo con il che rischio di “inchiodare” le donne a casa, discriminerebbe fortemente tra le diverse forme di convivenza privilegiando quelle che scaturiscono dal rapporto di coniugio. Ci meravigliamo che alcuni colleghi del centrosinistra, dopo aver sostenuto con forza la Bonino in campagna elettorale, si siano non solo dimenticati delle posizioni sostenute dalla suddetta candidata sul quoziente familiare, ma abbiano messo in grave imbarazzo anche l’assessore ai servizi sociali del nostro Municipio con il quale avevamo concordato l’emendamento, poi bocciato, per eliminare tale richiesta, assolutamente impropria, dall’atto presentato”.

IL GOVERNO BERLUSCONI CONTRO LA DEMOCRAZIA PARTECIPATA

5 aprile 2010 Lascia un commento

di Giovanni Barbera

Alla fine, dopo tante polemiche e proteste, il Consiglio dei Ministri ha deciso, con il decreto legge “Interventi urgenti concernenti gli enti locali e regioni”, di far slittare al 2011 i provvedimenti riguardanti le amministrazioni locali che erano stati approvati con l’ultima legge finanziaria. Tra i suddetti provvedimenti ci sono anche quelli che prevedono una drastica riduzione delle rappresentanze politiche delle amministrazioni locali, tramite la riduzione del numero di consiglieri e assessori di comuni e province e la soppressione delle circoscrizioni di decentramento comunale.

 Va rilevato che, al di là delle motivazioni di natura squisitamente tecnica che sono state utilizzate per giustificare il suddetto rinvio, in riferimento alle difficoltà che sarebbero scaturite dall’attuazione dei suddetti provvedimenti in prossimità delle imminenti elezioni amministrative del prossimo marzo, è evidente che le proteste dell’Anci, dell’Upi e di tante amministrazioni locali, grandi e piccole e soprattutto di diverso orientamento politico, hanno sicuramente avuto un peso nel far aprire all’interno della compagine governativa pesanti contraddizioni, tali da costringere il Governo stesso ad una parziale retromarcia rispetto alle decisioni assunte solo poche settimane prima, con l’approvazione della legge finanziaria 2010.

E’ innegabile, infatti, che i suddetti provvedimenti avranno inevitabili e gravi ripercussioni su tutto il sistema delle autonomie locali e del decentramento amministrativo e, quindi, in ultima analisi sulla stessa possibilità di partecipazione dei cittadini alla scelte politiche e amministrative che riguardano le loro comunità locali. D’altronde, tali misure, che vengono giustificate con la necessità di fare cassa e di rendere più efficace il sistema di governance locale, rappresentano solo l’ultimo tassello di un’offensiva molto più ampia che è stata portata avanti in questi ultimi anni non solo dai governi di centrodestra, ma anche da quelli di centrosinistra, nei confronti di quel sistema di decentramento amministrativo che, nonostante i colpi inferti, continua – anche se con molti limiti – a rappresentare, una peculiarità del nostro ordinamento istituzionale.

Assistiamo, infatti, da numerosi anni all’approvazione di provvedimenti che vanno sistematicamente nella direzione dello svuotamento del sistema delle autonomie locali, tramite una progressiva riduzione del grado di autonomia di spesa delle istituzioni locali e la privatizzazione delle funzioni pubbliche di loro competenza, giustificando tutto ciò per motivi di bilancio e di efficienza. Situazione, questa, che ha progressivamente determinato nel tempo un indebolimento del ruolo e della funzione che le istituzioni locali avrebbero dovuto svolgere a favore delle proprie comunità, sia per migliorare la qualità della vita, sia per attutire le sperequazioni sociali derivanti dalle trasformazioni economiche, sia per garantire una maggiore partecipazione democratica alle proprie scelte di indirizzo strategico.

Per questi motivi riteniamo ancora più grave la decisione, per adesso solo rinviata, di sopprimere, con un semplice “tratto di penna” le circoscrizioni di decentramento comunale previste dall’art. 17 del Testo Unico degli Enti locali (D.lgs. 18 agosto 2000, n. 267).

Le circoscrizioni, a differenza dei comuni e delle province, non sono enti locali, ma sono organismi di partecipazione, consultazione, gestione di servizi pubblici e di altre funzioni delegate, che vengono istituite dalle amministrazioni comunali. Tali organismi, che hanno una competenza su una articolazione del territorio comunale comprendente uno o più quartieri, possono assumere anche denominazioni differenti. In alcune città, ad esempio come Roma e Genova, sono denominate “municipi”, a Venezia e Napoli si chiamano “municipalità”, a Milano “zone di decentramento” e a Firenze “zone di quartiere”.

Le circoscrizioni rappresentano, dal punto di vista del nostro ordinamento istituzionale, una importante innovazione in quanto nascono proprio con lo scopo di favorire la partecipazione dei cittadini alla vita politico-amministrativa della città. Sono state introdotte nel nostro ordinamento con la legge 8 aprile 1976, n. 278, la quale ha recepito le istanze di decentramento amministrativo espresse dai consigli di quartiere, organismi spontanei operanti negli anni ’60 nelle grandi realtà urbane. Successivamente tali organismi sono stati regolamentati dall’art. 13 della legge dell’8 giugno 1990, n. 142, demandando agli statuti e ai regolamenti comunali l’organizzazione e le funzioni di tali istituzioni. Tale disciplina è stata successivamente sussunta dall’art. 17 del Testo Unico degli Enti locali e modificata dalla legge finanziaria 2008 che ha stabilito l’obbligatorietà delle circoscrizioni solamente per i comuni con una popolazione superiore a 250 mila abitanti, mentre per i comuni con popolazione compresa tra i 100 mila e i 250 mila abitanti l’istituzione di tali organismi diventava facoltativa.

Le circoscrizioni nascono, pertanto, proprio come luogo di espressione delle istanze di partecipazione democratica dei cittadini all’interno delle realtà comunali e di sensibilizzazione degli stessi sulle problematiche riguardanti i loro quartieri. Tali organismi, infatti, rappresentano da sempre, all’interno delle nostre realtà urbane, un fondamentale punto di contatto e di interazione tra cittadini e istituzioni.

Proprio per questi motivi, l’abolizione delle circoscrizioni rappresenta una ferita insanabile per la democrazia dal basso e per le istanze della cittadinanza, che azzera – con un solo colpo – quanto di positivo era stato fatto, faticosamente, nella direzione del decentramento amministrativo all’interno delle nostre città, soprattutto in quelle più grandi. Basti pensare solo alla complessa realtà di una città grande come Roma che registra quasi tre milioni di abitanti, dove molti suoi municipi, per numero di abitanti e per estensione territoriale, rappresentano a loro volta vere e proprie città nella città, di dimensioni superiori a molti importanti capoluoghi di provincia.

In realtà, la più che trentennale esperienza di vita delle circoscrizioni, che ha visto nelle grandi città come Roma anche una loro interessante evoluzione che avrebbe dovuto prefigurare l’area metropolitana, ha dimostrato che queste hanno sicuramente avuto, nonostante i loro limiti, il merito di svolgere una importante funzione all’interno delle nostre realtà urbane, allargando gli spazi di democrazia e dando la possibilità ai cittadini di poter esercitare un maggiore controllo sull’operato delle proprie amministrazioni comunali. D’altra parte, tale esperienza ha dimostrato anche che tali organismi, così come sono stati delineati non sono più sufficienti a garantire una loro efficacia senza un deciso incremento delle funzioni e dei compiti loro attribuiti e della loro dotazione in termini di risorse umane, finanziarie e strumentali, almeno per le grandi città. Tanto è vero che proprio nelle grandi realtà urbane esiste, ormai da anni, un dibattito alimentato da diversi soggetti politici e sociali che si traduce in una richiesta di maggiore decentramento a favore delle circoscrizioni o dei municipi, come soluzione ai problemi irrisolti che emergono o permangono a livello territoriale.

D’altronde, il fatto che si sopprimano le circoscrizioni e si riduca la rappresentanza politica degli enti locali, mentre parte del dibattito politico del Paese sia incentrato proprio sui temi del federalismo e della devoluzione, la dice lunga su quali siano le reali intenzioni da parte di coloro che propongono una riforma in senso federalista del nostro Paese.

Evidentemente, l’obiettivo perseguito da tali forze politiche non è quello di favorire l’autonomia dei territori, intesa come dilatazione delle forme di autogoverno delle comunità locali, ma quello di una ridefinizione del nostro ordinamento istituzionale che sia finalizzata a contenere e ridurre quelle domande sociali considerate incompatibili con l’attuale modello di sviluppo economico e sociale. Tale soluzione, secondo tale disegno, dovrebbe avvenire tramite la costruzione di un modello istituzionale che metta in competizione i territori, subordinandoli a logiche di mercato, con lo scopo di assoggettare gli interessi delle comunità locali a quelli dei cosiddetti poteri forti, tramite la privatizzazione della sfera pubblica. E’ ovvio che in questa logica non ci sia spazio per l’esistenza delle circoscrizioni o di qualsiasi altra istituzione che ambisca a rappresentare una forma di autogoverno delle comunità locali.