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XVII MUNICIPIO CONTRO LA MANOVRA ECONOMICA DELLA GIUNTA ALEMANNO

Bocciato con parere contrario il progetto di bilancio 2010 della Giunta Alemanno.

Questo il verdetto  del Consiglio del XVII Municipio che giovedì  15 e venerdì 16 luglio si è riunito per esaminare ed esprimere il parere sulla manovra di bilancio predisposta dal Campidoglio per l’anno  2010.

Ricordiamo che quest’anno, per una serie di difficoltà nella gestione economica, la Giunta Alemanno non ha ancora approvato il  bilancio previsionale 2010 del Comune di Roma che avrebbe dovuto essere approvato entro il 31 dicembre scorso. 

Ovviamente, tale anomala situazione  non ha mancato di creare  notevoli problemi  alla programmazione delle attività sia dell’amministrazione centrale che di quelle municipali, con inevitabili conseguenze sull’erogazione dei servizi pubblici.

Ad ogni modo, l’esame e la votazione della manovra di bilancio da parte del Consiglio comunale  non potrà andare oltre la data del 31 luglio.

Finora tale proposta di bilancio è passata solamente  al vaglio dei 19 Municipi per l’espressione dei loro pareri (non vincolanti)  prevista dai regolamenti comunali.   

Il parere contrario del Consiglio del nostro Municipio è stato espresso sostanzialmente per due motivi. Da una parte  per i tagli previsti alle risorse che saranno trasferite al nostro Municipio, sia per la spesa corrente che per quella investimenti, che avranno come  conseguenza la riduzione dei servizi erogati alla cittadinanza e il sostanziale blocco delle nuove opere pubbliche che il Muncipio aveva programmato, anche sulla base delle procedure di partecipazione realizzate negli anni scorsi, per migliorare la qualità della vita nei nostri quartieri. L’altro motivo è rappresentanto dal fatto che  il Municipio non ha voluto condividere  la decisione della Giunta di aumentare le tariffe di alcuni importanti servizi comunali (asili nido, mense scolastiche, raccolta rifiuti, canone di occupazione di suolo pubblico,etc.), per un introito complessivo di circa 52 milioni di euro, che colpiranno ancora una volta le fasce più deboli della nostra città. Tutto ciò, mentre in due anni sono  raddoppiate le spese   per lo staff del Sindaco (quasi venti milioni di euro all’anno) e sono notevolmente aumentate anche quelle per le consulenze (circa 12 milioni di euro) e per gli incarichi dirigenziali esterni ( 5 milioni di euro).

Insomma, una vera vergogna che sarà pagata a caro prezzo da tante famiglie romane già fortemente impoverite in questi ultimi anni sia dall’aumento dell’inflazione che dagli iniqui provvedimenti che sono stati approvati a livello nazionale e locale. 

Il debito pubblico accumulato dall’amministrazione comunale, tanto enfatizzato dal centrodestra in questi ultimi due anni, non c’entra nulla con questa manovra di bilancio.  D’altronde, basta rileggersi le dichiarazioni del Sindaco Alemanno riportate sulla stampa locale il 16 maggio scorso per rendersi conto che  la Giunta ha dovuto fronteggiare con questa manovra anche un pesante  squilibrio tra entrate e uscite provocato dalla propria gestione nel corso dell’ultimo anno, come candidamente ammesso dallo stesso Sindaco.

Inoltre, anche sul  debito comunale, andrebbero fornite alcune precisazioni indispensabili  per comprendere le ragioni di quella che alcuni autorevoli commentatori  hanno definito come la più grande bufala mediatica utilizzata negli ultimi anni per ragioni di natura politica. 

Innanzitutto, tale debito –  che è sempre stato regolarmente certificato nei documenti contabili dell’amministrazione,  come riconosciuto sia dai competenti organi di controllo  statali che da un’ importante agenzia di rating di fama internazionale, non rappresenta un “buco finanziario”, ma la somma delle passività che il Comune di Roma ha contratto nel corso della sua  storia per soddisfare  il fabbisogno di risorse  finanziarie  necessarie non solo per coprire i disavanzi di gestione, ma anche per realizzare importanti infrastrutture e opere pubbliche nella città.

Il suddetto debito – che calcolato in termini procapiti è comunque  inferiore a quello di molti altri grandi comuni gestiti da decenni dal centrodesttra, come ad esempio Milano –  si è, infatti, formato prevalentemente nel corso delle amministrazioni guidate da sindaci dell’allora Democrazia Cristiana. 

Pertanto le responsabilità delle ultime amministrazioni di centrosinistra sono ben poche,  tanto che la crescita di tale debito è risultata, durante tali anni, addirittura  inferiore a quella del debito  statale.

E’ evidente che tale debito, che era ben conosciuto sia dal Pdl che dallo stesso Alemanno, è stato furbescamente  utilizzato dal centrodestra in difficoltà per giustificare, dopo aver inaspettatamente vinto le elezioni comunali, il mancato adempimento delle  tante promesse  dispensate in campagna elettorale.

La verità è che dopo due anni di Amministrazione Alemanno la città di Roma è al collasso. La mancata approvazione del Bilancio ne è la prova più eclatante. Purtroppo i romani sperimenteranno sulla loro pelle le decisioni  in materia economica che il Consiglio comunale  si appresta ad approvare alla fine di luglio, salvo sorprese dell’ultimo momento. 

In assenza di un opposizione degna di questo nome in Consiglio comunale, possiamo solo sperare in un risveglio dei cittadini. Solo una forte mobilitazione della città potrà, infatti, permettere di cambiare la situazione che si è venuta a creare in questi due ultimi anni nella nostra città. Nel frattempo, il voto contrario sia del nostro Municipio, che   di molti altri municipi, rappresenta un primo importante segnale di resistenza  dai  territori. 

 

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