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INFLAZIONE, NUOVA STANGATA PER I BILANCI FAMILIARI

inflazione 1Roma, 6 gen 2013 – I dati pubblicati dall’Istat sull’inflazione sono molto preoccupanti: il tasso d’inflazione medio annuo per il 2012 è del il 3% , superiore a quello già in crescita registrato nell’anno precedente, nel  2011, pari al 2,8%.

L’inflazione  registrata nel 2012  è  quella più alta dal 2008.   Va fatto notare, però, che i prezzi di alcuni beni di prima necessità di largo consumo  (beni alimentari, carburante, etc.) sono cresciuti più velocemente della media degli altri beni che fanno parte del paniere preso in esame dall’Istat per elaborare le sue stime.  I prezzi di questi beni sono, infatti, cresciuti del 4,3% rispetto al 3,5% registrato per il 2011.

Trasformate in euro queste percentuali  rappresentano  una vera e propria stangata  per i bilanci familiari.  Secondo il Codacons,  i rincari del 2012 si sono tradotti in  circa 925 euro di spesa in più per i single, in circa 1.458 euro  in più per una famiglia di 3 persone e 1.545 euro in più per un nucleo familiare di 4 persone.

Con pensioni e retribuzioni che non aumentano e con la crescita della disoccupazione e delle ore di cassa integrazione, tale cifre pesano come un “macigno” sulle condizioni materiali di vita  di quei cittadini che sono  alle prese non solo con la drammatica crisi economica, che dal 2007 ha colpito l’economia mondiale,  ma anche con i pesanti tagli alla spesa pubblica operati ai  vari livelli istituzionali, a partire da quello statale.

Secondo le stime di Coldiretti, tale situazione ha determinato una riduzione della spesa privata per il 61% degli italiani, mentre per il 6% degli italiani   non si può neanche parlare di riduzione dei consumi, in quanto non arriva neanche alla fine del mese con il proprio reddito.

L’altro grave problema è che il 2013 si annuncia peggiore del 2012. Federconsumatori stima un ulteriore aggravio sui bilanci familiari per il 2013, pari   a circa 1.490 euro per ogni  nucleo familiare. Ovviamente non tutte le persone sono colpite allo stesso modo dalla crescita dei prezzi. I più danneggiati, da questa sorta di tassa occulta, sono quei nuclei familiari che percepiscono redditi fissi, come quelli da pensione o da lavoro.

Questi pessimi risultati sul lato dell’inflazione confermano, semmai ce ne fosse stato bisogno, il fallimento delle politiche di austeritycrescono i prezzi del governo Monti anche su questo fronte. Tali politiche non solo non sono state efficaci per la riduzione del debito pubblico (aumentato, nell’ultimo anno, di ben circa 3 punti percentuali rispetto al prodotto interno lordo), ma, oltre ad alimentare la crisi  economica nel Paese, non sono state neanche in grado di proteggere i nostri cittadini dall’aumento del costo della vita che ha contribuito a ridurre i consumi, con un ulteriore effetto negativo sull’attività produttiva.

In realtà il debito pubblico, di cui si è parlato tanto in questi ultimi tempi,  non è, in sé  per sé, un problema economico reale. Il problema, semmai, sono gli interessi che paghiamo su tale debito e la speculazione finanziaria internazionale che lucra su tutto ciò. Ma entrambi i fenomeni sono legati alle modalità con le quali siamo oggi costretti a finanziare la spesa pubblica nei singoli stati membri dell’Unione Europea e alla privatizzazione della politica monetaria che è diventata una prerogativa della Banca centrale europea, organismo senza un mandato elettorale che risponde non ai cittadini o agli stati membri, ma direttamente ai mercati finanziari e a quei poteri finanziari che condizionano tali mercati.

Basterebbe riappropriarsi, anche a livello europeo, della politica monetaria e coordinare quella fiscale per sottrarci da quei vincoli economici, imposti dalle tecnocrazie europee e dalle oligarchie economiche, che oggi, come ci ricordano alcuni economisti di fama internazionale, rappresentano una vera  e propria iattura  per i popoli europei, visto che stanno  determinando un  impoverimento dell’Europa senza precedenti dal dopoguerra ad oggi. Ma per sottrarci da questi vincoli è necessario che i cittadini europei inizino a rendersene conto e che abbiano la forza  di liberarsi  dalle proprie classi dirigenti che hanno portato i propri paesi sull’orlo del baratro.

Giovanni Barbera  – membro del comitato politico romano del PRC-FDS

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