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ROMA: IMU E LE LACRIME DI COCCODRILLO DI ALEMANNO

IMURoma, 14 gennaio  2013 –  ”Ci auguriamo che il prossimo governo cancelli l’Imu sulla prima casa”. Questo è quanto ha dichiarato il sindaco di Roma Gianni Alemanno, a margine della convention del Pdl romano che si è svolta qualche giorno fa  al Palazzo dei congressi dell’Eur, parlando come se il suo partito, il Pdl, al pari di tutti quelli che hanno fino a qualche settimana fa sostenuto il famigerato governo Monti, non avesse avuto niente a che fare con l’istituzione di tale imposta. Anzi, il sindaco  Alemanno avrebbe  anche qualche altra   responsabilità in più da farsi perdonare dai cittadini romani sull’IMU, visto che è stato proprio la sua Giunta, sostenuta dalla maggioranza di centrodestra in Aula Giulio Cesare,  a volere a tutti i costi, a  Roma, l’aliquota più alta per la prima casa.

Un salasso che tra “prime” e “seconde” case, è costato in media ai romani intestatari di immobili,  circa un milione e 250 mila persone fisiche,  oltre mille euro a testa, per una somma totale di circa  1 miliardo e 350 milioni, di cui 560 milioni solo per la “prima casa”. A queste somme  vanno aggiunte quelle riguardanti le 35 mila persone giuridiche che hanno versato nelle casse pubbliche altri 700 milioni di euro.  Insomma, una torta di oltre 2 miliardi di euro, dei quali circa 1,5 sono stati incassati dal Campidoglio, mentre la restante somma, poco più di 550 milioni, è stata introitata dallo Stato.

In realtà, qualche buona notizia sull’IMU c’è, ma non sono certo quelle rappresentante dalle fraudolente promesse elettorali di quelle forze politiche che quell’imposta  l’hanno approvata in Parlamento poco più di  un anno fa, ma che oggi, in vista delle imminenti elezioni politiche, tentano di “depistare” gli elettori promettendo riduzioni o addirittura l’eliminazione dell’odiata imposta

Le buone notizie provengono, invece, da Bruxelles e dall’Anci. Secondo l’analisi contenuta nel Rapporto Ue 2012 su “Occupazione eStangata IMU sviluppi sociali”, tale imposta viene sonoramente bocciata  in quanto poco “progressiva” per poter generare apprezzabili effetti redistributivi e non contribuire ad aumentare la povertà in Italia, mentre l’Associazione nazionale dei comuni italiani ha annunciato giorni fa, contro tale imposta, un ricorso al Tar.

 Noi auspichiamo che tale imposta venga al più presto eliminata per far posto a una patrimoniale vera che colpisca i grandi patrimoni al di sopra dei 800 milioni di euro, come appunto più volte proposto in questi mesi nel dibattito politico. L’Imu, infatti, colpisce indiscriminatamente tutti, piccoli e grandi proprietari e anche coloro che sono stati costretti ad acquistare la propria abitazione per tutelarsi dal caro-affitti. La sostituzione dell’Imu con un’imposta patrimoniale sui grandi patrimoni sarebbe una proposta di buon senso che non graverebbe sulle fasce più deboli della popolazione, già fortemente impoverite dalla crisi economica e dalle politiche di austerità del governo. Ma senza una “rivoluzione civile”  che mandi a casa l’attuale classe dirigente, responsabile di quanto sta accadendo in Italia,  ben difficilmente sarà possibile realizzare tale obiettivo e altri, a favore delle classi meno abbienti.

Giovanni Barbera

Membro del Comitato politico romano del Prc-Fds e Presidente del Consiglio del Municipio Roma XVII

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