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FOIBE, POLEMICHE PER L’ISTITUZIONE DELLA CASA DEL RICORDO

campidiglio-new_full da Paesesera.it, 1 febbraio 2013

Firmato oggi il protocollo tra Alemanno e le associazioni degli esuli giuliano-dalmati. La Fds: “Sarà il luogo del revisionismo storico”

Foibe. È polemica sulla firma, oggi in Campidoglio, del protocollo fra il sindaco Alemanno e le due principali associazioni degli esuli giuliano-dalmati sull’istituzione della Casa del ricordo. “Senza la spinta della vostra sollecitazione – ha detto Alemanno rivolgendosi ai membri dell’associazione riunito in aula Giulio Cesare – oggi non saremo arrivati a dare giustizia ad una grande comunità che vive a Roma. Finalmente abbiamo individuato una sede giusta per voi, a via San Teodoro. Ci siamo. Quando facciamo iniziative legate al ricordo lo facciamo perché ci sia la trasmissione della memoria per tutti, non solo per chi l’ha vissuta in prima persona o indirettamente”.

LA FDS – Non è dello stesso parere Giovanni Barbera, membro del comitato politico romano del Prc-Fds e presidente del consiglio del Municipio XVII. “Siamo curiosi di sapere se nella Casa del ticordo – afferma – si rammenteranno anche gli infoibati slavi che resistevano al programma di italianizzazione forzata prevista da Mussolini o degli infoibati italiani che contrastavano l’occupazione nazifascista. Perché se così non fosse, come è immaginabile temere, viste le dichiarazione del sindaco Alemanno e di altri, quel luogo diventerebbe automaticamente la Casa del Revisionismo storico. Cosa sicuramente più congeniale a coloro che cercano di darsi una ripulita, dal punto di vista storico e politico, essendo figli o nipoti di quei regimi che devastarono non solo quelle terre e l’Italia, ma il mondo intero, trascinandolo in un sanguinoso e terribile conflitto mondiale”.

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  1. giorgio rustia lungomare Venezia 15 MUGGIA (Trieste) 34015
    3 febbraio 2013 alle 18:37

    Gentile signor Barbera, potrebbe cortesemente indicarmi le fonti storiche che parlano di “infoibati slavi che resistevano al programma di italianizzazione forzata prevista da Mussolini o degli infoibati italiani che contrastavano l’occupazione nazifascista” ? Grazie per la risposta.

    • giovanni barbera
      3 febbraio 2013 alle 22:53

      Si legga queste documentate ricerche storiche di Claudia Cernigoi sulle foibe, sulla propaganda fascista e sugli infoibamenti durante il regime fascista:

      a)http://www.webalice.it/mario.gangarossa/sottolebandieredelmarxismo_identita/2005_02_claudia-cernigoi_foibe-tra-storia-e-mito.htm

      b) http://www.lager.it/KL.Auschwitz.data/Pdf/Operazione%20foibe%20a%20Trieste.pdf

      Si veda anche questo video sulle violenze del regime fascista in quelle terre martoriate:

  2. giovanni barbera
    3 febbraio 2013 alle 23:21

    Alle origini della tragedia

    I fascisti inventarono le fosse poi le vittime furono italiane

    La proposta

    Sarebbe meglio che il giorno del ricordo si trasformasse in quello dei ricordi

    di Predrag Matvejevic (Corriere della Sera, 27.04.08)

    Ho scritto sulle vittime delle foibe anni fa in ex Jugoslavia, quando se ne parlava poco in Italia. Ero criticato. Ho avuto modo di sostenere gli esuli italiani dell’Istria e della Dalmazia (detti con un neologismo caratteristico «esodati »). L’ho fatto prima e dopo aver lasciato il mio paese natio e scelto, a Roma, una via «fra asilo ed esilio».

    Condivido il cordoglio italiano, nazionale e umano, per le vittime innocenti, espresso giustamente e senza ambiguità dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Sì, le foibe sono un crimine grave. Sì, la stragrande maggioranza di queste vittime furono proprio gli italiani. Ma per la dignità di un dolore corale bisogna dire che questo delitto è stato preparato e anticipato anche da altri, che non sono sempre meno colpevoli degli esecutori dell’«infoibamento».

    La tragica vicenda è infatti cominciata prima, non lontano dai luoghi dove sono stati poi compiuti quei crimini atroci. Il 20 settembre del 1920 Benito Mussolini tiene un discorso a Pola (e non è stata certo casuale la scelta della località). E in quell’occasione dichiara: «Per realizzare il sogno mediterraneo bisogna che l’Adriatico, che è un nostro golfo, sia in mani nostre; di fronte ad una razza come la slava, inferiore e barbara». Ecco come entra in scena il razzismo, accompagnato dalla «pulizia etnica». Gli slavi perdono il diritto che prima, al tempo dell’Austria, avevano, di servirsi della loro lingua nella scuola e sulla stampa, il diritto della predica in chiesa e persino quello della scritta sulla lapide nei cimiteri. Si cambiano massicciamente i loro nomi, si cancellano le origini, li si costringe a emigrare…

    Ed è appunto in un contesto del genere che si sente pronunciare, forse per la prima volta, la minaccia della «foiba». È il ministro fascista dei Lavori pubblici Giuseppe Caboldi Gigli, che si era affibbiato da solo il nome vittorioso di «Giulio Italico», a scrivere già nel 1927: «La musa istriana ha chiamato Foiba degno posto di sepoltura per chi nella provincia d’Istria minaccia le caratteristiche nazionali dell’Istria» (da Gerarchia, IX, 1927). Affermazione alla quale lo stesso ministro aggiungerà anche i versi di una canzonetta dialettale già in giro: A Pola xe l’Arena, la Foiba xe a Pisin.

    Le foibe sono dunque un’invenzione fascista. E dalla teoria si è passati alla pratica. L’ebreo Raffaello Camerini, che si trovava ai «lavori coatti» in questa zona durante la Seconda guerra mondiale testimonia nel giornale triestino Il Piccolo (5 novembre 2001): «Sono stati i fascisti i primi che hanno scoperto le foibe ove far sparire i loro avversari». La vicenda «con esito letale per tutti» che racconta questo testimone, cittadino italiano, fa venire brividi.

    Le camicie nere hanno eseguito numerose fucilazioni di massa e di singoli individui. Tutta una gioventù ne rimase falciata in Dalmazia, in Slovenia, in Montenegro. A ciò bisogna aggiungere una catena di campi di concentramento, di varia dimensione, dall’isoletta di Mamula all’estremo sud dell’Adriatico, fino ad Arbe, di fronte a Fiume. Spesso si transitava in questi luoghi per raggiungere la risiera di San Sabba a Trieste e, in certi casi, si finiva anche ad Auschwitz e soprattutto a Dachau. I partigiani non erano protetti in nessun Paese dalla Convenzione di Ginevra e pertanto i prigionieri venivano immediatamente sterminati come cani. E così molti giunsero alla fine delle guerra accaniti: «infoibarono » gli innocenti, non solo d’origine italiana. Singole persone esacerbate, di quelle che avevano perduto la famiglia e la casa, i fratelli e i compagni, eseguirono i crimini in prima persona e per proprio conto. La Jugoslavia di Tito non voleva che se ne parlasse. Abbiamo comunque cercato di parlarne. Purtroppo, oggi ne parlano a loro modo soprattutto i nostri ultranazionalisti, una specie di «neo-missini » slavi.

    Ho sempre pensato che non bisognerebbe costruire i futuri rapporti in questa zona sui cadaveri seminati dagli uni e dagli altri, bensì su altre esperienze. Ad esempio culturali… Non mi sembra giusto proclamare solo un «giorno del ricordo», sarebbe meglio il giorno dei ricordi. Aggiungo infine che capisco bene Boris Pahor. Lui, da slavo e sloveno, come anche Zoran Music, un caro amico defunto, grandissimo pittore ad un tempo sloveno e veneziano, ci sono stati nei campi di sterminio fascisti…

    (traduzione di Silvio Ferrari)

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