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BERLUSCONI, CORRUZIONE E STATI UNITI PER FAR CADERE PRODI?

de gregorioLa Procura di Napoli ha chiesto il giudizio immediato nei confronti di Silvio Berlusconi, per il reato di corruzione,  nell’ambito dell’inchiesta sulla compravendita dei parlamentari finalizzata a far cadere il governo Prodi. Tale richiesta, limitata al solo  reato di corruzione, appare  riduttiva  rispetto alla gravità dei fatti contestati che avrebbero contribuito a determinare la caduta del governo Prodi e la chiusura anticipata della legislatura. E’ vero che il voto dei parlamentari è insindacabile e che questi non hanno vincoli di mandato, come previsto dalla nostra Costituzione, ma sarebbe molto difficile negare, qualora i fatti dovessero essere confermati in sede giudiziale, che tale attività sia stata finalizzata a sovvertire il risultato del voto democraticamente espresso dagli italiani nel 2006. Ma quello che sconvolge ancora di più, in questa brutta storia, è il capitolo, ancora del tutto inesplorato, delle presunte pressioni che sarebbero state esercitate dagli Usa, attraverso lo stesso De Gregorio, contro il governo di centrosinistra.

ProdiDietro alla caduta del governo Prodi si nasconderebbero non solo gli interessi politici di Berlusconi, ma anche la longa manus degli Stati Uniti, fortemente preoccupati per le “questioni di sicurezza e difesa, in ordine alle opposizioni che venivano dall’ala più radicale del governo Prodi”. Questo è quanto avrebbe affermato  l’accusatore di Berlusconi, l’ex senatore De Gregorio, a suo tempo “comprato” con 3 milioni di euro,  in un’intervista rilasciata a “La Repubblica”. I motivi delle preoccupazione degli Stati Uniti avrebbero riguardato, sempre secondo lo stesso De Gregorio, il rafforzamento della base Nato di Vicenza e l’installazione radar di Niscemi, che allora provocavano forti resistenze nella componente di sinistra del governo Prodi. De Gregorio cita, a tale proposito,  anche un inquietante vertice riservato in un albergo di lusso, avvenuto nell’estate del 2007,  che avrebbe visto, oltre alla sua partecipazione, anche quella dell’italo-americano Enzo De Chiara, del ministro della Giustizia Clemente Mastella e di un esponente dell’Ambasciata Usa indicato come agente di primo piano della Cia. Fu proprio in quella occasione che i rappresentanti degli Stati Uniti avrebbero manifestato il disagio e la preoccupazione delle autorità statunitensi rispetto ad alcune scelte del governo Prodi.

BerlusconiTra questi nomi spicca, in particolare, quello di Enzo De Chiara, italoamericano nato ad Aversa, rappresentante in Italia del partito repubblicano. Tale personaggio fu già coinvolto in un’inchiesta della procura di Aosta, chiamata Phoney money, che allora aveva ipotizzato l’esistenza di una nuova P2 a cui avrebbero aderito boiardi di Stato, alti gradi della Polizia di Stato e Guardia di Finanza, faccendieri, uomini della Cia, con la copertura di ambienti della massoneria. De Chiara, definito «amico dell’amministrazione americana», fu accusato di averne fatto parte anche come rappresentante negli Stati Uniti dell’allora società telefonica Stet.

Dagli atti dell’inchiesta, sappiamo che a quelle richieste Mastella avrebbe detto di non essere interessato, però è anche un fatto inoppugnabile che alcuni mesi dopo sarà proprio lo stesso esponente politico che, accusando il suo schieramento politico di “mancata solidarietà politica”, staccherà la spina al governo Prodi, durante un voto di fiducia.

MastellaCi chiediamo  per quale motivo, nonostante che tale notizia fosse stata confermata anche dallo stesso Mastella, nessuno dei nostri esponenti politici e istituzionali, a partire dallo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si sia sentito in dovere di protestare o per lo meno di spendere due parole contro questa indebita e gravissima  ingerenza degli Stati Uniti nelle nostre vicende politiche. Va aggiunto anche che, tutto sommato, tale notizia non ha neanche avuto quel clamore che avrebbe meritato nell’opinione pubblica per la gravità dei fatti rappresentati. E’ stata, infatti, accolta come se fosse normale che gli Stati Uniti avessero tentato di condizionare il nostro quadro politico. Un fatto curioso, visto che tali vicende rappresentano un pesante attentato alla nostra sovranità nazionale e al nostro ordinamento democratico. Tutto ciò, comprese le mancate reazioni politiche e dell’opinione pubblica,  testimonia il fatto che esiste ancora oggi un rapporto di profonda subalternità che  lega  l’Italia agli Stati Uniti.

Giovanni Barbera – membro comitato politico romano del PRC

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