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ABOLIZIONE IMU, IL GOVERNO CI RIPENSA? COLPIAMO LE GRANDI RICCHEZZE

imuRoma, 12 agosto 2013 – La vicenda riguardante l’abrogazione dell’Imu sulla prima casa rischia di rappresentare per molti italiani una delle pagine meno edificanti di questo governo. Dopo aver promesso agli italiani l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, prevedendo  la sospensione della rata di giugno 2013, ecco arrivare i primi segnali di retromarcia del governo Letta-Alfano. Segnali che vengono utilizzati  dal Pdl per minacciare di mandare in frantumi l’alleanza delle larghe intese. E’ chiaro che su tale questione, il Pdl  sta giocando una partita tutta politica, caricata di ben altri significati, rispetto a quelli che si riferiscono agli interessi delle classi meno abbienti.

Resta comunque il fatto che molte famiglie italiane a basso reddito che pensavano di essersi liberati dal pesante fardello rappresentato da quest’imposta, che tutto è fuorché progressiva, rischiano di dover mettere  nuovamente mano al proprio portafoglio per pagare anche questo balzello sulla prima casa.

Il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, sulla base di  uno studio pubblicato sul sito del ministero che traccia nuovi scenari sulla sorte dell’imposta sulla casa, ha affermato che l’ipotesi di esenzione totale sulla prima casa non sembrerebbe pienamente giustificabile sul piano dell’equità ed efficienza del tributo in quanto avrebbe un effetto fortemente regressivo. I vantaggi aumenterebbero al crescere del reddito complessivo del contribuente. Fatto incontrovertibile che  però non risolve il carattere iniquo dell’Imu. Iniquità che potrebbe essere attenuata, ma non risolta, con l’approvazione di detrazioni più corpose di quelle previste finora dal nostro fisco.

Tanto più che  i dati pubblicati dal Fondo monetario internazionale dimostrano che in Italia l’imposizione patrimoniale è inferiore a quella di altri paesi, per cui un incremento della stessa ai livelli di imposizione medi di Usa, Regno Unito e Stati Uniti potrebbe determinare un incremento di gettito pari ad un punto di Pil. Il nostro Paese, infatti, dal 1995 ad oggi, pur essendo uno dei paesi con la maggiore pressione fiscale, ha  quasi dimezzato  l’imposizione fiscale sui patrimoni, aumentando, invece, quella sul lavoro.

In questi giorni, se ne sentono di tutti i colori su questa imposta e molti, anche a sinistra, si improvvisano esperti di fisco pronunciandosi su ipotesi che  trovano il tempo che trovano e che alimentano ulteriore confusione nelle classi sociali meno abbienti, senza peraltro fornire valide soluzione  al problema dell’iniquità di tale imposta.

Il problema non è quello di rimodulare questa imposta, ma di abolirla tout court, per sostituirla con una patrimoniale vera che vada a colpire le grandi ricchezze che potrebbero essere rappresentate, ad esempio,  dai patrimoni superiori agli 800 mila euro. Questa impostazione permetterebbe anche di superare il problema della prima casa, evitando storture come quella di esonerare dal pagamento sulla prima abitazione, proprio  coloro che sono titolari di grandi proprietà. Peraltro, tale soluzione garantirebbe la possibilità, anche dal punto di vista tecnico, di reperire quelle risorse necessarie da destinare ai comuni o per finanziare la spesa sociale  o per la di riduzione del carico fiscale sul lavoro, senza gravare ancora una volta sulle tasche dei “soliti noti”, come è stato fatto finora dagli ultimi governi.

G.B.

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  1. pd valdengo
    12 agosto 2013 alle 06:24

    L’ha ribloggato su .

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