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CASO BERLUSCONI, NO AL SALVACONDOTTO POLITICO DI RE GIORGIO

Re GiorgioRoma, 15 agosto 2013 – E’ incredibile quante parole e quanto inchiostro si stanno sprecando in questi giorni per cercare di garantire un “salvacondotto politico”  a  Berlusconi e  permettergli in questa maniera di sottrarsi dagli effetti delle pene giudiziarie previste nel suo caso.  Essere il leader di uno dei partiti maggiori del Paese dovrebbe essere considerato un fatto aggravante per la sua vicenda giudiziaria e non un motivo per giustificare tutto ciò, anche perché la condanna ricevuta  non riguarda un reato di scarso rilievo, soprattutto per chi, come Berlusconi, ha ricoperto ruoli istituzionali di primo piano nel Paese.

La condanna, infatti, non riguarda una semplice evasione fiscale, che  sarebbe già un fatto grave soprattutto per chi ricopre incarichi istituzionali, ma una vera e propria frode perpetrata ai danni dello Stato per svariati milioni di euro, realizzata tramite una propria società,  i cui interessi economici condizionano la vita politica del nostro Paese da quasi vent’anni.

In un Paese “normale” e “civile” questo non sarebbe potuto accadere. In altri paesi, uomini politici sono stati costretti a interrompere la loro “carriera politica” per fatti molto meno gravi di quello che ha determinato la condanna, in via definitiva, del leader del Pdl, dopo ben tre gradi di giudizio.  Ma il nostro, purtroppo ne siamo consci, è ben lungi dall’essere un paese “normale” e “civile”. D’altronde, la storia degli ultimi vent’anni testimonia, in maniera alquanto evidente, il livello di degrado politico e morale raggiunto dal nostro Paese.

Come si potrebbe continuare a garantire la permanenza nelle nostre istituzioni pubbliche a un soggetto che, invece di avere come bussola della sua azione politica e istituzionale  il bene della collettività,  si è macchiato di un reato così grave come quello di frode fiscale? E quale sarebbe la credibilità per le nostre istituzioni di un simile fatto, sia nei confronti dei nostri cittadini, che per gli interlocutori esteri?  Una domanda retorica la cui risposta, purtroppo, conosciamo tutti.

Solo in Italia si poteva assistere allo spettacolo così penoso e indecoroso come quello che in questi giorni sta coinvolgendo anche le massime istituzioni della Repubblica. Uno spettacolo che rischia di alimentare ulteriormente quella disaffezione dei nostri cittadini nei confronti della politica e di assestare un colpo mortale alla credibilità delle nostre istituzioni pubbliche.

Pur di salvare il governo Letta, fondato sull’anomalo accordo tra due schieramenti politici che si erano presentati alle elezioni con programmi di governo alternativi, il presidente  della Repubblica, Giorgio Napolitano,  è pronto a sacrificare ancora una volta alcuni  principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale e la dignità delle nostre stesse istituzioni. Le ambigue dichiarazioni contenute nella nota  del presidente della Repubblica diffusa dalla stampa, non lasciano dubbi su quale sia la strada su cui sta lavorando il Colle in questi giorni.  Se fino a ieri parlare di una richiesta di grazia al presidente della Repubblica era stato considerato dallo stesso Napolitano un episodio di “analfabetismo istituzionale”, ora stranamente la “linea” del Colle sembra un’altra, tanto da lasciar  intravedere più di  uno “spiraglio” per quella “soluzione politica” che  chiede con insistenza e arroganza Berlusconi e il suo partito.

Insomma, il gioco è chiaro. “Re Giorgio“, vero e proprio regista della vita politica del Paese negli ultimi due anni,  è pronto ad aprire una “trattativa” con Berlusconi per riconoscergli la possibilità di poter continuar ad essere non solo il leader sostanziale del Pdl, ma anche quello formale, a patto che tutto ciò serva a garantire la continuazione dell’esperienza del governo Letta e Alfano e, con questo, della salvaguardia di quegli interessi economici e politici che hanno giustificato, circa 100 giorni fa, la sua nascita, determinando  quello che rimane a tutt’oggi  un vero e proprio  “obbrobrio” per la  democrazia.

Ci chiediamo per quale motivo Berlusconi dovrebbe essere trattato in maniera differente da qualsiasi altro cittadino, soprattutto dopo essersi macchiato di un reato così grave, come quello per il quale è stato condannato? E  può l’esistenza di un governo come quello guidato da Letta-Alfano, peraltro deleterio per il Paese, giustificare un’operazione politica simile che calpesta drammaticamente non solo la nostra Costituzione e i suoi principi, ma anche i fondamenti di una società civile?  Noi non lo crediamo e pensiamo che tale vergognosa trattativa con Berlusconi e il Pdl sia, purtroppo, l’ennesima scelta scellerata  realizzata ai danni del Paese reale, quello fatto dalla gente in “carne” e “ossa” che, a differenza delle diverse “caste“, non beneficia di alcun privilegio. Una scelta che rischia di assestare questa volta, però, un colpo mortale alla credibilità delle nostre istituzioni democratiche.

Una ragione in più questa per costruire fin da subito un ampio fronte di forze politiche e sociali che sia in grado di rappresentare, propria sulla base della difesa e del rilancio di quei valori della Costituzione  da tempo “messi in mora”,  un efficace argine alla pericolosa deriva del Paese determinata dalle nostre classi dirigenti.  Se non ora, quando?

G.B.

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