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DEBITO PUBBLICO, CRESCITA NON CAUSATA DA SPESA PUBBLICA

debito pubblicoRoma, 4 nov 2013 – L’Italia pagherà 84 miliardi di euro di interessi passivi per l’anno 2013. Lo ha dichiarato la responsabile del Tesoro per la gestione del debito pubblico, Maria Cannata, nel corso di un intervista radiofonica al GR1 Rai.

Una cifra che, nonostante la riduzione dello spread, rimane ancora molto elevata, e peserà come un macigno sull’economia italiana.

Ben pochi sanno che la crescita del nostro debito pubblico non è stata  determinata dalla spesa statale – come certa vulgata  vorrebbe accreditare nell’opinione pubblica – ma  dagli oneri che lo Stato paga per tale debito. Infatti, la spesa pubblica, al netto degli interessi pagati per il debito,  è sempre stata al di sotto di quella degli altri paese europei e della stessa media dell’Unione Europea.

L’esplosione del debito pubblico italiano, passato dal 57,7% sul Pil nel 1980 al 124,3% nel 1994, è stata causata dalla scelta, avvenuta  nel 1981,  di impedire alla Banca d’Italia di poter monetizzare il nostro debito pubblico, tramite l’acquisto dei  titoli di stato non assorbiti dai mercati finanziari, come avviene ancora oggi in tanti altri paesi avanzati e non.

Una scelta che aveva determinato fino ad allora un rilevante vantaggio sulla spesa per gli interessi pagati dallo Stato sul debito pubblico. Con il suddetto “divorzio” tra Banca d’Italia e Stato la spesa per gli interessi pagati ai grandi investitori (banche, assicurazioni, fondi sovrani, etc.) è aumentata a dismisura a causa della speculazione finanziaria, alimentando il nostro debito pubblico e assoggettando il nostro Paese ai grandi gruppi economici che controllano i mercati finanziari.

Chiedetevi per quale motivo altri paesi, come il Giappone o gli Stati Uniti, pur avendo un debito pubblico ben superiore al nostro non sono mai stati oggetto di speculazione finanziaria,  come invece è avvenuto per l’Italia, la Grecia e altri paesi europei e non. La risposta è semplice: in quei paesi, le rispettive banche centrali agiscono come prestatori di ultima istanza, a differenza di quanto avviene nei paesi dell’Eurozona, in cui le banche centrali dei singoli stati non hanno più tale funzione e la stessa Bce, autonoma e indipendente dagli organi  dell’Unione Europea,  risponde sostanzialmente ai  poteri economici che sono gli stessi che mettono in crisi, con la speculazione, gli stati indebitati.

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