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COSTRUIAMO L’UNITA’ DELLA SINISTRA DI ALTERNATIVA

 keepleftdi Giovanni Barbera –

Le ultime  elezioni europee hanno ridisegnato gli equilibri politici nel nostro Paese, cancellando – almeno per adesso – quel sistema bipolare che per oltre vent’anni ha condizionato le dinamiche politiche interne.  In realtà,  un colpo mortale al bipolarismo era stato già assestato alle ultime elezioni politiche con l’affermazione del Movimento 5 Stelle  che si era sorprendentemente accreditato sulla scena politica italiana come terzo polo, accanto al centrosinistra guidato dal Pd e al centrodestra guidato dal Pdl.

Il voto alle europee configura, pertanto, un quadro politico completamente differente, sicuramente inaspettato, tanto da sfuggire alle stesse previsioni dei sondaggi, così come d’altronde era già accaduto, per le elezioni politiche del 2013, con l’affermazione del movimento di Beppe Grillo, almeno nella dimensione in cui si è realizzata.

L’unica certezza è che la situazione che scaturisce dall’ultima tornata elettorale, con la netta affermazione del Pd – che riesce a superare la soglia record del 40%, doppiando inesorabilmente il Movimento 5 Stelle e ridimensionando drasticamente il  centrodestra –  sia ancora  ben lungi dal rappresentare un quadro consolidato.

E’ indubbio che siamo ancora dentro quella transizione lunga scaturita dalle ceneri della cosiddetta “Prima Repubblica”.  Non sono bastate le modifiche alle leggi elettorali  e le altre riforme istituzionali varate in questi ultimi vent’anni per garantire alle classi dominanti quella stabilità politica, da sempre evocata come una sorta di miraggio. D’altronde, non è un mistero che  la situazione politica italiana  non abbia  analogie tra i paesi del mondo occidentale.

Tale anomalia si esprime anche con il fatto che, in Italia,  a vincere le elezioni sia stato il Partito Democratico, proprio uno dei maggiori protagonisti delle politiche di impoverimento imposte dalla tecnocrazia europea. Un fatto, anche questo, che non ha analogie in Europa, in quanto tutti i partiti che hanno sostenuto tali politiche – con l’eccezione della Germania,  per ovvi motivi – hanno dovuto registrare un marcato calo di consensi.

Ciò conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, che il vero sconfitto politico di queste elezioni è proprio il Movimento 5 Stelle, nonostante il suo risultato elettorale che rimane, in termini percentuali e assoluti,  di tutto rispetto.

L’unica vera novità positiva è il risultato della Lista “L’Altra Europa con Tsipras” che, nonostante sia stata costruita in appena due mesi dalle elezioni e sia stata oggetto di un vergognoso oscuramento mediatico,  è riuscita sorprendentemente, a dispetto dei sondaggi  pubblicati nelle settimane precedenti al voto e con poche risorse finanziarie, a superare quella antidemocratica soglia di sbarramento che aveva impedito negli ultimi anni  una rappresentanza  della Sinistra antiliberista italiana  nel Parlamento europeo.

Un risultato che se pure ottenuto con un esiguo 0,03% rappresenta un’inversione di tendenza in grado di alimentare nuove speranze per la ricostruzione di una sinistra di alternativa degna di questo nome, che non sia né subalterna al centrosinistra, né tanto meno minoritaria.

Un risultato tutt’altro che scontato che rappresenta il frutto di una straordinaria mobilitazione dal basso che ha visto operare a fianco a fianco, partiti, movimenti, associazioni e singoli cittadini, che si sono prodigati prima per la raccolta delle firme necessarie alla presentazione della lista e poi per la complicata campagna elettorale, riuscendo a raggiungere l’obiettivo minimo che era appunto quello del superamento della soglia di sbarramento.

Non è un caso che tale lista sia la seconda per rapporto tra preferenze-voti, a testimonianza del fatto che il suo risultato non deriva semplicemente da un voto di opinione come qualcuno ha voluto superficialmente accreditare in questi giorni, ma è proprio il frutto di quella  mobilitazione politica di cui sopra che, in parte, è riuscita a  compensare anche l’oscuramento mediatico e la penuria di risorse finanziarie investite nella campagna elettorale.

Ora è necessario ripartire da questo risultato per ricostruire un  nuovo soggetto politico della Sinistra di alternativa,manifestazione in grado non solo di riunificare tutte quelle realtà  politiche e sociali che hanno partecipato alla costruzione della lista, ma anche di parlare alla testa e al cuore di  tutti quegli elettori di sinistra che, in questa tornata elettorale e negli ultimi anni, per ragioni anche diverse, hanno deciso di guardare altrove o di rifugiarsi nel non voto. Insomma, il problema è quello di riaggregare, intorno ad un progetto credibile che vada al di là del momento elettorale,  i mille rivoli in cui si è disperso in questi anni il voto di  sinistra.

Proprio per questo motivo è necessario superare il  modello del “cartello elettorale” che finora ha sempre decretato la morte di qualsiasi progetto unitario della Sinistra di alternativa. Basti pensare, a tale proposito, ai disastrosi  esperimenti rappresentati dalla Sinistra Arcobaleno o a quelli più recenti della Federazione della Sinistra o di Rivoluzione Civile.

Per certi versi, anche per la Lista Tsipras il limite maggiore è stato proprio quello di non essere riuscita ad affrancarsi  da questo modello. Per fortuna, questa volta, tale limite non ha impedito il raggiungimento della soglia di sbarramento.

Sarebbe una iattura non approfittare di questo momento per rilanciare un progetto unitario a sinistra. Il contesto sociale e politico non  presenta solo tante ombre, ma anche qualche importante spiraglio di luce.

Certo  il voto plebiscitario espresso nei confronti del  Pd di Renzi inquieta, se non altro perché accentuerà la deriva neocentrista di tale partito e accelererà l’attuazione delle  pericolose controriforme già annunciate da tempo, tra cui quelle riguardanti la nostra Costituzione, ma sarebbe sbagliato pensare  che tale voto sia  il frutto di un quadro politico consolidato, come dimostrano anche gli esiti dei ballottaggi amministrativi.

Riteniamo che Renzi sia riuscito a raccogliere quel risultato  grazie alla promessa di un cambiamento radicale delle politiche economiche  sperimentate in questi ultimi  anni, ma cosa succederà se il Pd non sarà in grado di dare, come noi pensiamo, una risposta  soddisfacente a tali aspettative nei prossimi mesi?

In Europa abbiamo l’esempio del Partito Socialista francese che, dopo aver ottenuto una eclatante vittoria nel 2012, sulla base delle promesse di cambiamento delle politiche economiche espresse da Hollande, ha registrato, proprio in queste ultime elezioni europee, un crollo verticale dei suoi consensi, lasciando sorprendentemente alla destra radicale e xenofoba la conquista del  primo posto in Francia.

Vedremo quello che succederà in Italia, ma sarà molto complicato per il Partito Democratico dare corso alle promesse elettorali, visti gli equilibri europei scaturiti dalla tornata elettorale che, al di là del calo dei popolari e dei socialisti europei, non sembrano mettere in  discussione la direzione liberista dell’Unione Europea. Né l’attuale gruppo dirigente del Pd sembra essere oggi in grado di poter invertire tale direzione, vista anche l’accelerazione della deriva neocentrista,  impressa  al Partito Democratico da Matteo Renzi.  Rimane molto più facile pensare che nei prossimi mesi, terminata la naturale “luna di miele” tra l’elettorato e il governo, quel consenso plebiscitario ottenuto dal neo-Presidente del Consiglio possa incrinarsi. Il primo test di prova, potrebbe essere proprio la prossima legge finanziaria in autunno.

Anche sul versante del Movimento 5 Stelle, forza politica che al di là dei suoi evidenti limiti e contraddizioni è riuscita a raccogliere una parte del voto di sinistra,  si colgono delle novità che lasciano ben sperare sulla possibilità per una nuova forza di Sinistra di poter recuperare tale voto. La cocente sconfitta subita in queste elezioni, le contestazioni e le divisioni interne  e soprattutto  l’alleanza con il discutibile movimento della destra inglese, l’Ukip di Farage, nel Parlamento Europeo, potrebbero avere effetti dirompenti su tale movimento che, giocando sulle sue ambiguità, ha raccolto finora un consenso molto trasversale, che va da destra  a sinistra.

Ad ogni modo, quello che sarà determinante per ricostruire a sinistra un soggetto in grado di rilanciare la prospettiva di un cambiamento reale nel Paese  sarà soprattutto la nostra capacità soggettiva nel riuscire a dare gambe a tale progetto, iniziando – in primis – a mettere in connessione quanto già esiste di organizzato nei singoli territori.

Da questo punto di vista, tutte le forze politiche e sociali disponibili a lavorare in questa direzione possono svolgere un ruolo importante, ma deve essere chiaro che un soggetto simile non potrà mai nascere dall’alto sulla base di un accordo pattizio tra tali  forze.  E’ evidente che abbiamo bisogno di un vero e proprio processo costituente che si alimenti con una forte spinta dal basso.

Per questi motivi è necessario non disperdere quel patrimonio di relazioni e militanza che ha permesso alla lista Tsipras, partendo dai territori e dai luoghi di lavoro e di studio,  di superare, in condizioni più che proibitive per i motivi indicati sopra, la soglia di sbarramento.

D’altra parte i risultati delle elezioni amministrative che si sono svolte contemporaneamente a quelle europee parlano chiaro: la somma dei voti dei principali partiti che hanno composto la nostra lista, Prc e  Sel, in molte zone del Paese  è significativamente inferiore a quella  espressa  per la Lista Tsipras. Un segnale chiaro su cosa chiedono oggi gli elettori di sinistra.

Per questo motivo, trovo dannose e irresponsabili tutte quelle polemiche che in questi giorni si stanno sviluppando in merito alla decisione di Barbara Spinelli di non rinunciare al seggio della Lista Tsipras conquistato a Bruxelles. Una questione, che al di là del merito e delle responsabilità, appare del tutto secondaria rispetto all’esigenza, oggi quanto mai urgente, di lavorare per la costruzione del nuovo soggetto politico della Sinistra di alternativa.

E’ evidente che sarà difficile garantire quella necessaria partecipazione democratica alle scelte politiche, più o meno importanti  come quella sopra citata,  fino a quando non saremo in grado di strutturarci come soggetto unitario, superando il modello del cartello elettorale che presuppone, per sua natura, un’avocazione verso l’alto delle decisioni comuni.

a sinistraPertanto, la possibilità di ridare finalmente una casa comune alla Sinistra di alternativa, avviando un processo di ricomposizione politica e sociale,  dipende solo da noi e dalla nostra capacità di superare gli ostacoli interni ed esterni frapposti da chi continua a coltivare, in maniera ossessiva e senza nessuna prospettiva di largo respiro, le sue  piccole e inutili nicchie identitarie.

Deve essere chiaro che siamo forse all’ultima occasione per ricostruire nel Paese una  Sinistra di classe che non sia solo qualcosa di residuale e di testimonianza, come è avvenuto in questi ultimi anni.  In caso contrario,  rischieremo di  regalare la protesta sociale alla destra xenofoba e reazionaria come sta avvenendo  in Francia o in altri paesi europei, come l’Ungheria, l’Inghilterra, etc.

Un fenomeno ben noto che, non a caso, si è già verificato nell’Europa degli anni ’30, sconvolta dalla crisi del modello capitalistico e dalle politiche di austerity dei governi europei. In quegli anni, l’assenza di una Sinistra di classe in grado di porsi alla testa della protesta sociale e di proporre soluzioni alternativi credibili,  spianò la strada all’affermazione di movimenti reazionari che portarono i popoli europei al disastro della Seconda Guerra mondiale.

Proprio per questo motivo condividiamo il progetto, da più parti proposto, di costruire  la “Syriza italiana”,  per superare vecchi steccati tra ciò che è rimasto a sinistra del Pd e per unificare quanti ancora oggi credono nella possibilità di realizzare un modello di sviluppo sociale ed economico alternativo a quello esistente in Italia e in Europa.

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