DOCUMENTI NAZIONALI

Documento approvato dal Comitato politico nazionale del 9 e 10 marzo 2013

Pubblicato il 14 mar 2013

Il CPN del PRC esprime il proprio ringraziamento a tutti i compagni e le compagne che si sono impegnati con generosità e passione anche in questa difficilissima campagna elettorale, dimostrando che Rifondazione Comunista rimane una risorsa imprescindibile per la sinistra e la democrazia in Italia, un patrimonio umano e politico il cui valore nessuna soglia di sbarramento antidemocratica può cancellare.

Va riconosciuto il fallimento del tentativo di Rivoluzione Civile che non è riuscita a diventare il punto di riferimento per la domanda di cambiamento e la protesta di milioni di elettori. Hanno contribuito alla sconfitta elettorale sicuramente limiti soggettivi nostri e dei nostri interlocutori e alleati. In particolare il ritardo e la conseguente rapidità nel configurare lo stesso progetto ne hanno impedito una costruzione democratica e partecipata. Non va sottovalutato che la collocazione in alternativa al PD per il PRC era una scelta maturata da tempo e unanimemente condivisa all’interno, mentre per gli altri soggetti politici della lista si è trattato di uno sbocco obbligato a causa della chiusura del PD nei loro confronti. La stessa esperienza della Federazione della sinistra si era arenata sul nodo dell’alleanza con il PD. Anche un processo partecipato come quello apertosi con l’appello “Cambiare si può” è giunto troppo tardi per poter determinare un percorso condiviso di costruzione unitaria dal basso. Rivoluzione Civile, che pure avrebbe dovuto coniugare questione morale e questioni sociali ed economiche, non è riuscita a definire e a presentarsi con un profilo e un’identità forti dentro la campagna elettorale in cui sia la crisi economica che il rifiuto di una politica corrotta sono stati temi centrali.

L’esito elettorale, da cui esce vincente il movimento di Beppe Grillo, ha determinato un terremoto politico che fotografa una fortissima crisi di legittimazione dell’intero sistema dei partiti come articolatosi durante il ventennio del bipolarismo.
Il segno politico del voto è quello del rifiuto delle politiche di austerità e di bocciatura dei partiti che hanno sostenuto il governo Monti, la cui ombra ha ipotecato e pregiudicato anche la possibilità di affermazione di un centrosinistra che si è candidato a proseguire con più equità quell’impianto rigorista dettato dalla BCE. La stessa parziale tenuta di Berlusconi può essere spiegata con la paura da parte di ampi settori sociali storicamente rappresentati dal centrodestra, in particolare piccole imprese e lavoro autonomo, di diventare il bersaglio di un nuovo governo rigorista.

Il risultato di fondo che ci consegna il voto è lo scardinamento del bipolarismo che non possiamo che salutare positivamente ma senza nasconderci possibili involuzioni del quadro. Se la sconfitta dell’ipotesi di un governo Bersani-Monti costituisce un dato positivo, non possiamo escludere il profilarsi di una risposta conservatrice al terremoto in termini di blindatura ulteriore del sistema politico attraverso l’introduzione del doppio turno e del presidenzialismo. La stessa mancata vittoria del PD potrebbe produrre un ulteriore spostamento a destra dell’asse programmatico, mascherato da ringiovanimento della classe dirigente. Dentro questo quadro va rilanciata la nostra battaglia per il proporzionale e l’urgenza di risposte a un’emergenza sociale senza precedenti.

L’incalzare e l’approfondirsi della crisi e il malcontento suscitato dalle misure assunte per contrastarla, tanto inique quanto inefficaci, hanno determinato nel contesto italiano un rivolta dell’elettorato che si è espressa però non sul terreno della lotta di classe ma su quello della contrapposizione dei cittadini contro la casta.

A determinare questa dilagante percezione di massa non è stata soltanto la indubbia capacità comunicativa e “diversiva” di Grillo, ma le caratteristiche specifiche della situazione italiana a partire da una corruzione sistemica, una questione morale che i partiti non hanno voluto affrontare in termini di autoriforma, un clima di delegittimazione del Parlamento e della politica alimentato dagli stessi media dei “poteri forti”, la pervasività del lungo discorso antipolitico berlusconiano, il disarmo culturale agito dalla stessa sinistra di governo.

Ha pesato fortemente l’anomalia italiana di un mancato sviluppo del conflitto sociale di fronte al dispiegarsi di uno stillicidio di provvedimenti antipopolari.

Non può essere taciuta la responsabilità in tal senso di sindacati come Cisl e Uil che hanno coperto persino la strategia di Marchionne, ma anche la linea del gruppo dirigente della Cgil (con significative eccezioni a partire dalla Fiom) condizionata dal suo rapporto con un PD che sosteneva il governo Monti. La mancanza di ondate di movimenti di lotta paragonabili a quelle degli altri Paesi europei impone anche a noi e al resto della sinistra antiliberista una riflessione. Al tempo stesso impone la ripresa di una iniziativa del partito in sinergia con i movimenti a partire dalle prossime scadenze delle manifestazioni No Tav e No Muos.

Non va mai dimenticato che la nostra sconfitta è l’ultimo capitolo di una sconfitta più grande e storica che è quella del movimento operaio e di processi di atomizzazione sociale di lungo periodo che abbiamo da tempo analizzato e vissuto sulla nostra pelle, ma rispetto ai quali non siamo riusciti a determinare un’inversione di tendenza. Le nostre responsabilità soggettive si iscrivono dentro questo quadro.

Negli ultimi cinque anni abbiamo difeso con dignità e orgoglio Rifondazione Comunista. Il progetto intorno al quale ci siamo impegnati contemplava il rilancio del partito e la costruzione dell’unità della sinistra d’alternativa. Non possiamo non constatare che nessuno di questi obiettivi è stato conseguito. Il quadro di difficoltà dentro il quale abbiamo sviluppato la nostra iniziativa politica non ci esime certo da una riflessione senza reticenze sui nostri limiti, errori, insufficienze.

Si rende indispensabile aprire una fase di riflessione e confronto per ridefinire il ruolo di Rifondazione Comunista, con la consapevolezza che siamo di fronte alla chiusura del ciclo di Rifondazione per come l’abbiamo conosciuta e che sia ineludibile la necessità di rimetterci in discussione.

Ripensare il ruolo del Prc non implica rinunciare al progetto della Rifondazione Comunista ma cercare di individuare le strade per rilanciarlo sul piano dell’elaborazione teorica e programmatica, della pratica sociale, del radicamento, dell’organizzazione, della relazione con tutto ciò che si muove al di fuori di noi.

La sconfitta di Rifondazione e del complesso della sinistra radicale, che dentro la più grave crisi del capitalismo non sono riuscite in Italia a diventare punto di riferimento dell’ampio malcontento e del disagio sociale, costringe tutte le culture politiche e le esperienze organizzate a mettersi profondamente in discussione e ad attivare un processo di ricomposizione che non può essere riproposto in forme pattizie che non coinvolgono anzi accentuano l’ostilità e la diffidenza assai diffuse nei confronti dei partiti.

La profondità della sconfitta, nonostante la gestione unitaria del partito e una ampia condivisione della linea, impone un percorso di confronto ed elaborazione collettiva fondato sull’ascolto reciproco e sul coinvolgimento dell’intero corpo del partito a partire dal livello territoriale.

La riflessione che vogliamo collettiva non va ristretta entro le forme congressuali e della logica delle mozioni, ma sviluppata attraverso seminari tematici, assemblee territoriali, l’utilizzo di internet, coinvolgendo gli iscritti e con l’apertura al contributo di compagni della sinistra e dei movimenti. Sviluppare l’orizzontalità e partire dai contenuti sono due aspetti fondamentali per rendere fecondo e non rituale il percorso.

Lo stesso risultato del voto non smentisce l’asse della nostra battaglia politica di questi anni e neanche la collocazione difficile che abbiamo scelto nelle ultime elezioni. Milioni di elettori hanno scelto una proposta politica di rottura netta con il bipolarismo e che non si presentava come moderata. Al di fuori e contro il bipolarismo lo spazio si è allargato enormemente ma non è stata Rivoluzione Civile a occuparlo.

Rifondazione Comunista rimane e resta valida l’esigenza di costruire una sinistra antiliberista unita e autonoma dal centro-sinistra, alternativa rispetto a questo sistema politico.

Rifondazione Comunista da tempo è cosciente della sua non autosufficienza e quindi della vitale necessità della ricomposizione della sinistra di alternativa come in tutta Europa.

I successi recenti delle formazioni aderenti al Partito della Sinistra Europea ci dicono che è possibile uscire dalla marginalità senza rinunciare alla radicalità, alla coerenza sui contenuti e a una posizione di alternativa e di indipendenza rispetto a partiti di centrosinistra che hanno fatto proprie le politiche neoliberiste. Si tratta ora di compiere un salto di qualità dando impulso ad un percorso nuovo e unitario di rilancio e rinnovamento dell’intera sinistra di alternativa.

L’esperienza di questi anni e degli ultimi mesi ci induce a ritenere non riproponibili pratiche ‘pattizie’ e quindi a rilanciare la centralità della democrazia e del principio “una testa un voto” come metodo indispensabile per la costruzione di una nuova soggettività politica unitaria della sinistra e dei movimenti sociali antiliberisti, ambientalisti, contro la guerra.

L’apertura della discussione a tutti i livelli sull’esito elettorale, sulle prospettive del partito, sulla necessità di un suo rinnovamento (in primo luogo delle pratiche, delle modalità di intervento e dei gruppi dirigenti, anche sul piano generazionale) e sul futuro della sinistra non deve bloccare l’operatività del partito e l’iniziativa politica, a partire dalle prossime elezioni amministrative e da una forte partecipazione alle prossime scadenze di mobilitazione.

Al fine di coniugare il più ampio dibattito e il proseguimento dell’attività del partito il CPN individua i seguenti impegni:

– Partecipazione alle manifestazioni No ponte il 16 marzo, il 16 marzo a Firenze manifestazione antimafia, la mobilitazione No Tav il 23 marzo e quella No Muos il 30 marzo.
– Convocazione attivi di circolo e di federazione
– Convocazione dell’assemblea nazionale dei segretari di circolo e di federazione
– Convocazione periodica della riunione dei segretari regionali e di federazione
– Convocazione della conferenza programmatica entro il mese di luglio
– Convocazione del congresso straordinario nazionale entro novembre.
– Elezione della commissione politica per la stesura del documento congressuale e avviamento del percorso di approfondimento e dibattito anche attraverso seminari tematici nazionali e territoriali,
– La segreteria nazionale rimane in carica per garantire il proseguimento dell’iniziativa politica del partito e della gestione amministrativa fino al congresso.

Documento presentato dalla maggioranza della Commissione votata dal Cpn per il documento finale

La votazione del dispositivo finale è avvenuta per parti separate, gli ultimi tre punti sono stati approvati a maggioranza.

 

paolo ferreroRelazione alla Direzione Nazionale

Pubblicato il 5 mar 2013

di Paolo Ferrero –
Innanzitutto voglio esprimere il profondo ringraziamento per i compagni e le compagne di Rifondazione Comunista che sono state la spina dorsale della campagna elettorale di Rivoluzione Civile. L’intelligenza e la generosità dei compagni e delle compagne di Rifondazione Comunista deve essere sottolineata perché il risultato elettorale brutalmente negativo non cancella l’importanza e l’indispensabilità di questa comunità.
La discussione che dobbiamo aprire a tutto campo dopo l’insuccesso elettorale deve quindi innanzitutto coinvolgere tutti i compagni e le compagne, perché questa comunità politica rappresenta il principale patrimonio da cui ripartire.
Per questo ritengo necessario che la segreteria nazionale rimetta il proprio mandato al Comitato Politico nazionale: è un atto dovuto dopo una sconfitta così pesante per aprire una discussione vera a tutti i livelli, non un segnale di scarico di responsabilità o peggio ancora di fuga.
Su questa base mi pare necessario che il Congresso che dobbiamo fare sia preceduto da un percorso di analisi, inchiesta e discussione che coinvolga tutti i compagni e le compagne e tutti coloro che al di fuori di Rifondazione sono interessati alla costruzione di una sinistra antiliberista in Italia.
In altri termini ritengo che non abbiamo bisogno di una resa dei conti all’interno del gruppo dirigente – che sarebbe un atto distruttivo del partito – ma di aprire una straordinaria fase di discussione che ridefinisca il ruolo dei comunisti nell’attuale fase politica. Il centro della nostra attenzione deve essere la ridefinizione di una proposta politica all’altezza dei problemi, scavando, analizzando, discutendo, in un percorso che riconsegni il destino del partito a tutti gli iscritti e le iscritte. A Rifondazione Comunista serve una proposta politica forte, non una rissa: da questo punto di vista il metodo è sostanza e il percorso che sceglieremo sarà decisivo per determinare la qualità del risultato.
La riunione della Direzione di oggi che sarà seguita dal Comitato Politico Nazionale del 9 e 10 marzo – che propongo di riunire in forma aperta con la partecipazione di tutti i segretari provinciali – è quindi un primo passo di questa discussione e la mia introduzione lungi dall’avere velleità di completezza, è solo un primo contributo in tal senso.
a. Com’è evidente le elezioni ci consegnano un quadro politico terremotato rispetto alla situazione precedente e con enormi difficoltà a dar vita ad un governo stabile. Ho citato molte volte Weimar per descrivere la situazione italiana, questo riferimento è tanto più corretto oggi. Oltre al bipolarismo è la Seconda Repubblica che è crollata in questa tornata elettorale. A partire da questo dato vorrei sottolineare due elementi. In primo luogo il voto è stato contro il sistema politico, per certi versi contro l’Europa e contro l’austerità. In particolare va sottolineato come l’assenza di un conflitto di classe generale – con una enorme responsabilità del sindacato – ha consegnato appieno il disagio sociale al tema della lotta al sistema politico e ai privilegi della “casta”. Così nelle elezioni ha vinto Grillo che ha rappresentato in pieno queste istanze, ha perso meno di quanto previsto Berlusconi, mentre è stato punito chi ha rappresentato le politiche dell’austerità (Monti) e chi più di tutti si è fatto carico nell’anno scorso della stabilità del quadro politico per realizzare quelle politiche (PD). Il terremoto non è quindi “neutro” ma sia pure in forme confuse esprime un disagio profondo verso le politiche di austerità. La seconda considerazione è che non dobbiamo scambiare questo terremoto con una rivoluzione. Non ci troviamo davanti all’apertura di una nuova fase ma all’esplicitarsi e all’aggravarsi della crisi organica della seconda repubblica e delle politiche neoliberiste. Dalle elezioni non emerge una alternativa ma l’amplificazione e l’evidenziazione della crisi organica del sistema, politico in primo luogo. Per questo la situazione politica è destinata a grande instabilità ed allo scontro di varie proposte politiche. Dalla proposta del PD di un dialogo con Grillo, alla proposta di Berlusconi di un governo di larghe intese finalizzato ad una riforma elettorale in senso presidenzialista, alle tentazioni della Lega Nord di usare la presidenza delle regioni del nord per praticare un vero e proprio scardinamento dell’assetto istituzionale del paese. Le variabili che si possono determinare sono molte e chiederebbero una relazione apposita per essere analizzate, cosa che non può essere fatta qui oggi. Analizzeremo meglio questa situazione in CPN.
b. La lettura delle elezioni come ulteriore elemento di crisi del sistema piuttosto che come fuoriuscita da questa crisi la si vede bene guardando alle caratteristiche del vincitore di queste elezioni, al partito di Grillo. Grillo non propone una piattaforma organicamente alternativa al neoliberismo. Grillo da voce ed amplifica ogni disagio sociale, lo riconduce sempre al tema della casta e del sistema politico occultando ogni radice di classe del disagio medesimo. Grillo fa leva sul senso comune di massa così come è stato prodotto da un ventennio berlusconiano e lo contrappone al sistema politico. Nella contrapposizione tra popolo e “partiti” vi è la cifra politica del successo di Grillo: sufficiente a scardinare un sistema in crisi, non a ricostruire una nuova realtà. Per questo credo che Grillo rappresenti un punto di passaggio della crisi più che il suo esito definitivo. Da questo punto di vista Grillo è indubbiamente un effetto – non neutro ma un effetto – piuttosto che una causa della deflagrazione del sistema o una soluzione alla stessa. Il punto non è la demonizzazione di grillo ma la comprensione della ragione del suo successo al fine di riformulare in modo efficace la nostra proposta politica di alternativa al neoliberismo e al capitalismo.
c. In questo contesto abbiamo il pesante insuccesso della lista Rivoluzione Civile. Qui occorre a mio parere discutere bene per vedere i problemi e correggerli per il futuro. A questo riguardo vi propongo solo tre considerazioni, una di natura strategica e due di natura tattica. Innanzitutto occorre confrontarsi se è stato giusto perseguire l’obiettivo di una lista di sinistra autonoma dal centro sinistra. Io ho sempre pensato e continuo a pensare di si. Penso che abbiamo fatto bene a posizionarci duramente contro il governo Monti, a dar vita alla manifestazione del 12 maggio contro il governo Monti ed a operare affinché la FdS diventasse il punto di coagulo di una alternativa di sinistra. Purtroppo dopo la manifestazione del 12 maggio la scelta degli altri soggetti della Federazione della Sinistra di inseguire il PD, hanno pesantemente indebolito questa prospettiva. Nonostante questo abbiamo continuato a cercare un percorso unitario a sinistra con la manifestazione No Monti day del 27 ottobre sia con Cambiare si può che da ultimo con Ingroia. Nella discussione che dobbiamo aprire mi pare sia necessario dare un giudizio chiaro sul percorso che abbiamo fatto e se confermiamo o meno l’obiettivo che abbiamo perseguito in questi anni e mesi. Su questo dobbiamo essere chiari. In secondo luogo è evidente che il modo in cui siamo riusciti a dar vita a Rivoluzione Civile è stato piuttosto abborracciato. Una parte delle forze che hanno dato vita a RC lo hanno fatto per necessità più che per convinzione e data la scarsità di tempi non vi è stato alcun percorso democratico nella costruzione delle liste. In terzo luogo penso però che le elezioni le abbiamo perse in campagna elettorale. La lista aveva una potenzialità di voto ben maggiore del 2% e tutti coloro che hanno fatto campagna elettorale lo hanno toccato con mano. Nella chiarezza che il superamento della soglia da parte di Rivoluzione Civile non avrebbe magicamente risolto tutti i problemi, voglio però dire con chiarezza che si poteva fare meglio. Per non citare che due problemi, la scarsa presenza dei temi sociali nel profilo complessivo della lista ed un continuo tentennamento nei confronti del PD che non ha permesso la definizione di una identità forte della lista. I limiti di impostazione e gestione della campagna elettorale hanno pesato molto: Chi votava PD votava per il meno peggio, chi votava Grillo votava per bastonare il palazzo, non siamo riusciti a comunicare chiaramente a cosa serviva il voto a Rivoluzione Civile. Io penso cioè che il risultato elettorale negativo non era iscritto nella presentazione della lista Rivoluzione Civile – pur con tutti i suoi limiti – ma sia stato il frutto di una incapacità di dare il senso compiuto di alternativa che pure nel programma di Rivoluzione Civile era assai ben espresso. Questo è a mio parere il punto politico centrale su cui occorre riflettere e scavare: la capacità di dotarsi di una cultura e di una proposta politica in grado di reggere a livello di massa il nodo dell’utilità di una sinistra antiliberista nel nostro paese.
d. In questo contesto, in cui la crisi è entrata in una fase ancora più acuta, mi pare necessario ragionare da dove ripartire per costruire una sinistra anticapitalista all’altezza del livello dello scontro. Non si tratta di una discussione burocratica ma piuttosto di ragionare sui nodi fondanti il senso della nostra militanza comunista qui ed ora. Lo dobbiamo fare tenendo d’occhio le scadenze politiche ravvicinate ma soprattutto aprendo un dibattito di fondo. Dobbiamo arrivare ad un Congresso che ci aiuti a fare un passo in avanti a partire da una ipotesi politica forte. Io penso che dobbiamo ripartire da due elementi: in primo luogo Rifondazione Comunista, che deve innovare profondamente le modalità di funzionamento e di organizzazione, ma che rappresenta oggi – pur nelle difficoltà – la principale risorsa per la costruzione di un polo della sinistra di alternativa in Italia. In secondo luogo la necessità di riprogettare in modo unitario ed innovativo un percorso di aggregazione della sinistra antiliberista che raccolga tutti coloro che sono disponibili a questa prospettiva, a partire da coloro che la condividono all’interno di Rivoluzione Civile. Credo cioè che dobbiamo aprire un percorso di analisi inchiesta e discussione per mettere a nudo le insufficienze che ci hanno caratterizzato e precisare meglio il nostro progetto. Lo dobbiamo fare in una discussione larga, che coinvolga tutto il mondo della sinistra antiliberista, dobbiamo aprire uno spazio pubblico di discussione su questo. In particolare vedo alcuni nodi che devono essere discussi a fondo. In primo luogo dobbiamo capire meglio la realtà sociale nella sua articolazione attuale. Troppo spesso parliamo della società in modi generici e prive di determinazioni reali. Pensiamo solo alla realtà giovanile per non fare che un esempio. In secondo luogo dobbiamo fare un salto di qualità nella proposta politica per quanto riguarda la crisi, di cui siamo in grado di descrivere gli effetti ma non di avanzare proposte chiare, a partire dal nodo del rapporto con l’Europa. In terzo luogo il tema della ridefinizione del rapporto tra la società e la politica intrecciato con il tema della crisi della politica. In questo ambito affrontare il nodo specifico del rapporto tra il nostro partito e la società, della ridefinizione del ruolo di un partito comunista oggi. Basti pensare all’intuizione del partito sociale che è diventata solo molto parzialmente un terreno di azione concreta.

Ho citato questi punti politici da affrontare non perché li ritenga esaustivi ma perché ritengo necessario che dobbiamo partire dalla sconfitta elettorale per fare un salto di qualità nell’analisi, nella proposta politica e nella capacità di innovare, non chiuderci in noi stessi.

Per una lista antiliberista, sociale e del lavoro

Documento approvato dal Comitato politico nazionale del PRC – 06 gen 2013

Il Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista saluta positivamente la costruzione della Lista Rivoluzione Civile con Antonio Ingroia candidato Presidente ed impegna tutto il partito ad operare per il miglior successo della lista medesima alla Camera come al Senato. La costruzione di questa lista, alla cui realizzazione abbiamo lavorato in tutti questi mesi, è un fatto politico di grande rilevanza, che apre la possibilità di dare una consistenza politica e parlamentare all’opposizione del governo Monti e alle politiche neoliberiste. La Lista Rivoluzione Civile rappresenta a tutti gli effetti l’apertura di uno spazio pubblico non solo utile ma necessario per il rilancio della sinistra di alternativa e del nostro progetto politico.

Prendiamo atto positivamente dell’assunzione da parte del candidato presidente Ingroia dei 10 punti proposti da “cambiare si può”.

Riteniamo quindi che la lista debba caratterizzarsi in modo particolare sulla questione sociale e sulla necessità di rovesciare le politiche economiche europee ed italiane. L’opposizione radicale al Fiscal Compact, la proposta di un forte intervento pubblico finalizzato alla piena occupazione e alla riconversione ambientale dell’economia, il contrasto alle grandi opere, l’abolizione delle leggi approvate dal governo Monti e Berlusconi in materia di Pensioni, diritti dei lavoratori, demolizione del welfare e del diritto all’istruzione, la lotta per la pace e il disarmo, l’antirazzismo, il contrasto alle mafie e all’intreccio tra mafia e politica, la centralità di una nuova questione morale, rappresentano alcuni dei punti fondamentali da proporre in campagna elettorale.

Riteniamo necessario che la lista debba essere composta prevedendo l’alternanza trai i generi.

Su questa base politica il CPN da mandato alla segreteria e alla Direzione Nazionale di concordare e approvare le liste elettorali per le prossime elezioni politiche.

Documento riunione Direzione Nazionale PRC del 8 novembre 2012

Documento riunione Direzione Nazionale PRC del 20 settembre 2012

Documento riunione Direzione Nazionale PRC  del 27 luglio 2012

Documento riunione  Direzione Nazionale PRC  del 22 maggio 2012

 

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